venerdì 17 febbraio 2012

Famiglia, tracce d'amore

Babbo
la presenza della sera
semplice e sorridente
la colla rimasta sulle mani
e il gioco di toglierla
silenzioso
ma poi si fa sentire più di tutti
la passeggiata della domenica
o alla villeggiatura
la passione del pallone
la lamentela dei pochi soldi
ma alla fine ti accontenta sempre
finché può
babbo.

Mamma
il risveglio della mattina
consolatrice nella malattia
premurosa o lamentosa
chiacchierina o silenziosa
se le hai risposto male…
sempre tra i servizi in casa
o con le borse della spesa
non sa mai cosa comprare
non sa cosa cucinare
ma fa sempre tutto
non conosce sciopero
mamma.

Sorella maggiore
l’eterna complice
il modello da copiare e da seguire
una preghiera la sera insieme
e poi la mano prima di addormentarci
consigliera e saggia
sorella maggiore… a volte troppo
positiva e rumorosa
il mio opposto ora
ma sempre vicina
Francesca, ora anche lei… mamma.

Fratello minore
desiderato costantemente
giunto poi dono inatteso
troppo piccolo in questa famiglia
troppe mamme per lui
germi di genio
un chiamarmi continuo
richiesta di consigli
a me sorella maggiore… a volte troppo
difficile da capire
il più simile a me
credevo…
Raffaele.

Il grande amore
ho avuto la fortuna di sposarlo.

Ma l’amore comincia dalla famiglia
Da lì s’imparano i diversi tipi d’amore
E lì si apprendono i dolori più grandi
E le ferite
Che non possono rimarginarsi.

venerdì 17 giugno 2011

La siepe d'oro

Due amiche, la passione per il canto, il destino che sembra favorirne una. Due vite che si dividono: chi è stata baciata dalla fortuna per la carriera non è altrettanto fortunata negli affetti; l’altra continua la sua vita tranquilla dopo aver perso una grande occasione… ma trova l’amore.
Questo è in breve ciò che ricordo de “La siepe d’oro”, un libro di Adriana de' Gislimberti comprato per caso dai miei genitori in una collana di narrativa per ragazzi. Ricordo estati immerse nella lettura (e nella rilettura) di questo testo insieme ai classici per fanciulle come “Piccole donne” e “Polly”.
Spinta dalla curiosità (e dalla nostalgia) per questo libro che non vedo da anni (nell’ormai lontana casa dei miei, questi testi sono nascosti in fondo a scaffali dietro a oggetti di uso più quotidiano), ho fatto una normale ricerca su internet. Ho avuto la sorpresa di trovarmi di fronte ad un libro ignorato dal web.
Nella mia ricerca, ho trovato il titolo solo in qualche catalogo di piccole biblioteche. Qualcuno cerca di venderselo (troverà mai un acquirente?).
Questo mi spinge alla riflessione sulla selezione del sapere a cui ci porterà il web (libri come questo forse finiranno cancellati dalla memoria), ma anche sulla progressiva estinzione della letteratura per ragazzi.
A che serve oggi la letteratura per ragazzi?
Oggi esistono dei fenomeni (pochi) come Harry Potter, che vengono quasi imposti a quei pochi ragazzi che ancora leggono, facendo sì che la cultura sia già dagli inizi piatta e uniforme e che gli scambi siano quasi impossibili. Tutto questo nella migliore delle ipotesi (ossia che si legga ancora).
Oggi i ragazzi non hanno interesse a leggere. La tecnologia, internet e la comunicazione virtuale divorano le giovani coscienze che ormai non hanno più bisogno di sfogliare le pagine di un libro.
Ma io quella “siepe d’oro” me la ricordo ancora.
Spero che ci sia sempre qualcuno che, almeno in qualche periodo della vita, senta ancora il bisogno di costruirsi la propria "siepe d'oro", spegnendo tutto e ritrovandosi in solitudine, riscoprendo il piacere dell’introspezione e della ricostruzione fantastica nella lettura.

martedì 22 marzo 2011

Napoli, Napoli mia!

Ho vissuto ventotto anni nella città più bella del mondo senza rendermene conto.
Passeggiavo quotidianamente per vie piene di storia, circondata da opere d’arte, camminavo per strade che ancora nascondono segni di un passato ultramillenario, di civiltà di cui noi eredi portiamo ancora segni latenti.
Avevo musei a disposizione, quello archeologico tra i principali, al crocevia di un traffico perenne. Nel silenzio di quel tempio collegavo statue e scritte ai miei studi, ponendomi le mie domande sul passato, per poi  uscire e immergermi in vie trafficate di shopping e passeggio.
E studiavo lì, in quella biblioteca grandiosa, nella reggia in cui aleggia ancora lo spirito dei Borbone mandati via dall’ineffabilità storica. Studiavo di fronte al mare, quel mare che non smette d’inebriarmi quando passo per la mia città e i dintorni.
Davanti al golfo e a Sorrento il sublime ti pervade, e ti rendi conto che mano umana non può superare quella di un Creatore che ha voluto farci dono di capolavori da contemplare. L’uomo può aggiungere solo qualche spennellata.
Ho vissuto così, dando tutto per scontato, assuefatta a tanta generosità di bellezza.

Altrove ho cercato tratti di quel bello. Ho girato, sperimentato, provato sensazioni. Mi sono accorta che le sensazioni più belle si esprimevano, non come fuoco ma come ricordo di tepore, quando mi si offriva un segno di similitudine con la mia amata Napoli.
Altrove ho amato il movimento cittadino, nel ricordo del suo perpetuo affaccendarsi. Ho amato il far niente domenicale in strada, perché vi ho rivisto il piacere del tempo che passa presso la mia gente. Ho sospirato davanti al lago… perché m’illudevo che fosse il mio mare.

Non ho più bisogno di cercare. So che non potrei desiderare più di ciò che ho avuto davanti per tanti anni: il bello ora non può essere che reminescenza.

Napoli mia, c’è chi ti ama e chi ti critica, ma niente, niente potrà superare, niente può vincere il legame, l’amore, la passione che porta con sé il napoletano nel mondo.

E non cercate di spiegarlo a chi non conosce: non capirebbe…

giovedì 6 gennaio 2011

La Befana


C'è ancora chi ne parla, ma a me sembra così lontana...

Da piccola era lei a portarmi i regali, Babbo Natale per me era solo un personaggio dei film.
La notte del 6 gennaio aveva qualcosa di magico: tutto illuminato fino a tardi, bancarelle di dolci e giocattoli per tutto il "Perrone"... e io che mi chiedevo a che ora sarebbe comparsa la bambola e avrei trovato la calza appesa al mobile (una calza elastica lunghissima... altro che calzini di stoffa colorati!).
Non so fino a quando ci ho creduto, non so se ci ho mai creduto a questa vecchia che se ti trovava sveglio ti dava una botta in testa con la scopa, ma il fascino continuava. Tra me e mia sorella, molte bambole sono passate per casa nostra, tanti dischetti le cui canzoncine hanno fatto da colonna sonora alla nostra infanzia, da "E' arrivato l'ambasciatore" a "Accidenti! Cosa ho fatto? Mi è scappata la pipì...", da "Sono una bambola carina" a "Io sono contadinella", a "Sotto il sasso c'è un girino"... sicuramente ne dimentico qualcuna... ah sì, anche quelle di Winnitu (bambolotto Sioux)...
Ma una delle bambole che ricordo meglio era muta, ma morbida morbida, nemmeno tanto bella poi: era Camilla, la bambola con il passaporto (un presagio?...).
Poi si cresce. Avevo dieci anni (nemmeno poi tanto grande a pensarci) e la Befana non aveva l'autonomia di sempre. Mamma era all'ottavo mese di gravidanza e non poteva stare troppo in giro a scegliere i regali, ma io fino all'ultimo non volevo crederci, non volevo rinunciare al mio giocattolo. Sbirciai furtivamente sotto il letto dei miei (dove sapevo che "la Befana" nascondeva i regali) e in una borsa vidi solo una stoffa bianca imbottita: era un giubbotto... che non ho mai digerito. Volevo un giocattolo... ancora per una volta.
Ma ero grande ormai.

Sono passati gli anni. Cosa darei per passare ancora questi giorni a Napoli! Girare per le bancarelle, vedere luci, confusioni, fare anch'io da Befana... invece sono in un posto dove non si sa nemmeno chi sia.
Qui il 6 non è festa, ma c'è una tradizione: la Corona dei Re Magi. Sono in vendita dei dolci circolari in pane di brioche o altro con una statuina raffigurante uno dei Magi nell'impasto (sostituita secondo la tradizione anche da un fagiolo o una mandorla) e, quando in famiglia si divide questo dolce a tavola, chi trova la statuina diventa re per un giorno (si mette in testa una corona in cartone). Mi sembra che sia una tradizione francese.

Tradizioni un po' diverse, no?
Buona "Befana" a tutti.

martedì 10 novembre 2009

Il rientro

Eh no, non posso farci niente... Questo freddo mi fa sentire ancora di più la distanza, la mancanza di casa e della mia vecchia vita napoletana.... 

Il rientro

Si avvicina sera
Al Corso Umberto
Al ritorno
Dagli impegni
Stanca e soddisfatta
Nella folla
Formicolante
Tra il caos della città
E fumi di smog


Ahi
Quanto rimpiango
Quel movimento
Familiare
Sono lontana
E mi mancano
Gli incontri quotidiani
L'imprevisto
Quel libro sotto al braccio
La via del ritorno
Dagli impegni
Alla famiglia
E un piatto caldo
Ad attendermi.


Immacolata Sarnataro


La prossima volta scriverò qualcosa di più allegro...

venerdì 30 ottobre 2009

Tre anni fa...

... presi alle 8.30 quel treno da Napoli e alle 19.15 vidi Sion per la prima volta.  


Un pensiero
alla mia famiglia
e alle amicizie più care
che aspettano ancora
il mio ritorno a Napoli.

sabato 10 ottobre 2009

Autointervista 2 - Un anno dopo


Esattamente dopo un anno, rieccoci per gli aggiornamenti sulla mia vita svizzera… (per la prima parte, vedi post di venerdì, 10 ottobre 2008)

Vivi ancora a Sion?
Sì, ancora nel monolocale-salottino al settimo piano dell'edificio al centro.

Hai imparato il francese?
Sicuramente ora va meglio. Comunico con tranquillità, ma non posso ancora dire di parlarlo correttamente.

Hai cambiato lavoro?
Sì! Questo è il cambiamento più radicale rispetto allo scorso anno...

Di cosa ti occupi?
Insegno italiano al liceo.

A Sion?
No, a Losanna.

E' lontano?
Non moltissimo: poco più di un'ora di treno.

Ti piace questo lavoro?
Sì. Nessun paragone non quello precedente…

Ma quando fai lezione parli francese?
No, raramente.

E Losanna ti piace?
Sì. E' una città più grande, sul lago Lemano (sui nostri libri detto "lago di Ginevra"): il maggior movimento e la vasta distesa d'acqua mi fanno sentire più vicina a casa…

Svolgi anche altre attività?
Sì: sono impegnata in uno stage al Cantone Vallese (servizio della Sanità) e, per il secondo anno, studio musica e canto al Conservatorio di Sion.

Altri cambiamenti rispetto allo scorso anno?
Beh, sì. Parlavo di una nevicata all'anno: dopo le mie parole, Sion ha passato un inverno rigido pieno di neve.

Sai sciare?
No, non ho mai provato.

Scoperte rispetto allo scorso anno?
Sì, si conoscono sempre cose nuove. Sono stata alle terme e, soprattutto, ho scoperto la Crunchy Cream Ovomaltine, che addolcisce le mie giornate.

Di cosa si tratta?
E' una crema spalmabile (tipo Nutella), granulosa, con malto. Non so se la vendono in Italia: a volte penso che sarà una delle cose di cui sentirò la mancanza.

Quindi stai pensando di ritornare in patria?
Il pensiero c'è, ma è ancora troppo presto…
...

Autointervista 2 - Un anno dopo

mercoledì 9 settembre 2009

09/09/2006 - Il matrimonio di mia sorella


E tu quando ti sposi?
Una sola domanda
Sulla bocca di ognuno
Quel giorno di fine estate
Tra volti abbronzati
Famiglie grassocce
E zie curiose
Io
Pallida inquieta
Meditavo la fuga
In terra straniera
Non fate finta di niente
Ipocriti
Sapete
Che non sono come voi
Non sono
Sposina devota
O mamma saggia
Un'altra strada
Mi ha presa
Eppure a volte
Anch'io
Sento il bisogno
Di un po' di banale
Normalità


Immacolata Sarnataro

mercoledì 13 maggio 2009

'O mercato


‘O martedì ‘e mmatine ‘int’’o rione
Ce sta n’appuntamento ‘a nun mancà
Si vuo’ n’affare o sul’ pe’ guardà
Nu giro int’’o mercato è tradizione.

‘E ‘llucche ‘e ssiente d’’a matina ambressa
Robba bella, robba bbona, pigliate!
N’ata offerta accussì nunn ‘a truvate!
Si nunn’approfittate sit’ fesse!

Sotto ’o sole, cu’a folla e c’’o burdello
E sempe annanz’’e piede ‘e ccarruzzine
Ognuno s’allamenta p’’a ammuina
Però se guarda tutte ‘e bancarelle.

Nun sulamente da Secondigliano
‘Nce truove a spasso ‘e mmamme cu’e figliole
Aropp’ lasciate ‘e creature a scola
Pure ‘a Casoria, Cas’vatore, Arzano.

E pure mo’ ca sto in terra straniera
‘A apecundria me vene d’’a matina
Pensanno a mmamma, a sorema e ‘a ammuina
‘E chist’evento ‘o Rione Berlingieri.

Poste, gente e abitudini song’ate
E ccà pure ‘sta cosa mo' me manca
Ma ancora ‘o martedì addo’ vaco vaco
Sempe rimmane ‘o juorno d’’o mercato.

Immacolata Sarnataro
Chiesa Cristo Re Rione Berlingieri




Il mercato

Traduzione pseudo-artistica

(Aggiunta del 14/07/2010)

Di martedì mattina nel rione
C’è un appuntamento da non mancare
Per un affare o solo per guardare
Un giro nel mercato è tradizione.

Già da buon’ora si sente gridare
“Cose belle, cose buone, acquistate!
Un’occasione così non la trovate!
È un peccato non approfittare!”

Sotto il sole, tra folla e confusione
E ovunque i passeggini ad intralciare
Si sente un continuo lamentare
Di chi continua a cercare l’occasione.

Non soltanto da Secondigliano
Ci trovi a spasso madri con figliole
Lasciati i bambini nelle scuole
Pur da Casoria, Casavatore, Arzano.

E anche ora qui in terra straniera
Penso già dalla mattina, col magone,
A mamma e mia sorella nella confusione
Di quest’evento al Rione Berlingieri.

Gente, abitudini… per me tutt’è cambiato
E ora anche questo qui mi manca
Ma il martedì comunque, ovunque io vada,
Sempre rimane “il giorno del mercato”.

giovedì 2 aprile 2009

Il mio vivere straniero

Scrivo questo post da Napoli.

Chi si allontana sa che ogni ritorno a casa rappresenta una riscoperta di sé: ogni volta si recupera un pezzetto obliato di vita passata, ogni volta c'è la possibilità di trovare un nuovo nesso tra quel passato scordato e il futuro ancora da costruire.

La traversata va oltre le nove ore di treno che separano Napoli da Sion.
Attendo con piacere la scoperta che mi donerà questa nuova "discesa".

Mi ero fermata alle dimissioni: cosa è successo dopo?
Tutto e niente: niente perché sono ancora disoccupata, tutto perché ho riacquistato la speranza di una vita più adatta a me.

Come buona parte della mia generazione, non ho idee chiare sul futuro.

Desideravo questo "vivere straniero", sapevo che prima o poi sarei partita. L'essere straniero è forse uno stato innato. Viaggiavo senza mezzi, con la mente, con le persone, fuggivo la vita stabile. Ammiravo le persone senza sede fissa, anche con un certo spavento (non volendo escludere l'idea di una "normale" vita familiare).

Ricordo Junko, "ragazzina" giapponese vicino ai cinquanta, all'epoca abitante a Parigi, che nascondeva dietro un corpo di ragazzina uno spirito ancora più giovane: pur con tre figli sembrava sempre capace di mettersi in discussione... e di cambiare Paese (non ho idea di dove sia ora). Mi diceva con occhi estasiati che il faut vivre à l'étranger. Senza una spiegazione razionale, io la capivo.

Non avevo un'idea chiara del mio vivere straniero. Pensavo ad un'iniziale vita di stenti, avrei toccato con mano un'altra umanità, avrei sentito gli odori di un'altra città, conosciuto una nuova cultura, imparato una nuova lingua.

Ringrazio il lavoro svolto fino a poco fa perché mi ha risparmiato gli stenti e mi ha dato un permesso di soggiorno che mi permette ora di vivere una disoccupazione relativamente tranquilla. Ma il lavoro opprimeva tutto il mio modo d'essere. Ho conosciuto sì un'altra umanità, ma italiana, quasi interamente del Sud, allontanatasi spesso in modo doloroso dai luoghi d'origine. Avvertivo un oscillare nei rapporti tra partecipazione emotiva e chiuso egoismo, troppo spesso rivalità e tentativi di prevaricazione in azienda, per delle posizioni in un ambiente che probabilmente disprezzavamo un po' tutti. Un call center che cercava di appiattire tutti, e tutti che avevano una necessità di affermazione di sé accentuata dal vivere straniero.

"Secondo me, andare fuori è stato, per te, andare alla ricerca della tua identità. Il problema è che hai deviato dal tuo percorso, perché io credo che quello che ci piace ci rispecchia, e il lavoro che stai facendo lì non credo affatto che ti rispecchi…". Questo mi scrisse la mia amica Cristina per sms: a volte gli amici ci conoscono molto bene.

Ho lasciato quel lavoro. Dopo tre giorni ho iniziato delle supplenze in un liceo cantonale (ammetto di aver avuto una discreta fortuna…). Tramite i ragazzi, ho avuto modo di iniziare ad osservare la Svizzera da altri punti di vista, ho "indagato" sulle loro conoscenze dell'Italia e di Napoli (considero una mia missione la rivalutazione dell'immagine della mia città...) e, soprattutto, ho avuto conferma della mia passione per l'insegnamento.

Le supplenze per ora sono finite da tempo. Intanto mi sono dedicata ad un corso intensivo di francese ed ho iniziato a frequentare ambienti culturali della regione. Ora è tutto aperto davanti a me ed io... continuo ad essere la protagonista di questo romanzo di formazione non scritto...
arcobaleno dalla mia finestra


mercoledì 19 novembre 2008

Oggi ho dato le mie dimissioni

... e ne sono contenta...
Mi aprirò finalmente alla conoscenza della Svizzera, da disoccupata libera e sana.

mercoledì 29 ottobre 2008

Neve a Sion

La luce rossiccia della serata mi ha avvertita della neve.
Terza nevicata consistente nei due anni passati qui.
Domani sarà l'anniversario del mio espatrio.

sion innevata dalla mia finestra

venerdì 10 ottobre 2008

Autointervista

Hai lasciato l'Italia per lavoro?
Più o meno. Avevo voglia di cambiare.

Dove ti trovi?
A Sion, in Svizzera.

Svizzera italiana?
Francese, anzi sarebbe più corretto dire "romanda".

Parli francese?
No, sto cercando di impararlo.

Perché Sion?
E' capitato. E' stato il primo posto dove ho trovato lavoro.

Ti piace il tuo lavoro?
No.

Pensi di cambiarlo?
Sì, spero presto.

Come ti trovi in Svizzera?
Abbastanza bene, per quanto l'abbia vissuta.


Fa freddo?
Sì, ma non eccessivamente: pensavo peggio.

C'è molta neve?
La vedo spesso sulle montagne, ma a Sion l'ho vista finora una volta all'anno.

Che fai quando esci?
Quello che capita... certo non la passeggiata sul lungomare o lo shopping.

Non ci sono negozi?
Certo, ma chiudono presto.

A che ora?
Di solito alle 18.30, sabato e prefestivi alle 17.00. I centri commerciali hanno l'apertura "notturna" il venerdì (fino alle 20.00).

E la domenica?
Non rispondo nemmeno.

Ti piace la cioccolata?
Sì, molto.

Com'è la gente?
Non lo so. Non ne conosco molta (a parte i vicini anziani). Sembra cordiale (tutti mi salutano).

Ci sono bei ragazzi / belle ragazze?
Non lo so.

Insomma, chi frequenti?
Colleghi italiani.

Ti piace la montagna?
Sì.

Abiti in una casetta in montagna come quella di Heidi?
No, al settimo piano di un edificio al centro.

Si mangia bene lì?
Amo i formaggi e quindi la cucina locale mi piace abbastanza.

Quali sono i piatti tipici?
Le fondue varie, la raclette, le cervelas, il rosti.

I prodotti italiani si trovano?
Sì, quasi tutti.

I prezzi sono alti?
Sì rispetto all'Italia, ma anche gli stipendi lo sono.

Ci sono ristoranti italiani?
Sì.

Ci sono pizzerie?
Sì.


E' buona la pizza?
Di solito no, ma sono troppo napoletana per giudicare.

E il caffè com'è?
Sono troppo napoletana per giudicare.


Cosa ti manca di Napoli?
Dovrei preparare l'elenco...

Quando ritornerai in patria?
E' troppo presto per dirlo...

...

valère sion

martedì 22 luglio 2008

Acrostico



Call center

Poveri
Anonimi
Lunghi
Lamenti
Eppure...

Le temps perdu

(Jacques Prévert)

Devant la porte de l'usine
le travailleur soudain s'arrête
le beau temps l'a tiré par la veste
et comme il se retourne
et regarde le soleil
tout rouge tout rond
souriant dans son ciel de plomb
il cligne de l'oeil
familièrement
Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c'est plutôt con
de donner une journée pareille
à un patron?


 Il tempo perso
Sulla porta dell'officina
d'improvviso si ferma l'operaio
la bella giornata l'ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l'occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po' da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

mercoledì 16 luglio 2008

Carme 5 di Catullo - versione artistica in napoletano

Damme mille vase
(partecipazione alla 2ª  edizione Concorso Poetica Femminile Dialettale “Penziere ‘e femmene”, 2003)

Catullo, poeta latino del I sec. a. C., espresse nei versi immortali del carme V il desiderio di abbandonarsi all’amore senza curarsi di chiacchiere e sguardi invidiosi altrui: la vita è breve, bisogna viverla godendo di ciò che è veramente importante. Ed è l’amore, inteso come un abbandonarsi ad un fiume di sentimento e passione, ciò che dà significato a quest’esistenza limitata. L’amore regala un attimo di felicità in grado di riscattarci dalla nostra finitezza.


Pensamm’a vvivere, e tenimmece astritto,
‘e chiacchiere d''e vvecchie bizzoche[1],
tutte quanne, nun so’ niente, n’’e penzamme!
‘O sole se ne scenne, ma po’ s’affaccia n’ata vota;
a nnuje, ‘na vota ca ‘stu lume se ne va,
nun ce rimane ca durmì ‘na notte eterna.
Damme mille vase, po’ ciente,
e ppo’ n’ati mille, e ppo’ ciente,
e ppo’ ancora n’ati mille, e ppo’ ciente ancora.
E ppo’, quann’assaje miliun’ n’amme fatte,
tutte quante l’ammiscamm’, accussì perdimm’’o cunto
e nisciuno ca ce vo’ male ce votte l’uocchie ‘ncuollo[2]
pecché nunn’’o sape quanta song’e vase.
Immacolata Sarnataro


Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis!
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut nequis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.
Caio Valerio Catullo




[1] bizzoche: bigotte, donne che osservano maligne gli altri per criticarne i comportamenti.
[2] nisciuno… ‘ncuollo: secondo la mentalità popolare, gli invidiosi possono mettere “gli occhi addosso” alle persone felici e creare una sorta di “malocchio”. Non essendo a conoscenza della felicità degli amanti, non possono costituire pericolo.

Carme 5 di Catullo - versione artistica in napoletano - Introduzione

Scrivere versi in dialetto non è semplice.
Il dialetto fa parte del nostro patrimonio culturale, è parte costitutiva delle nostre radici e della nostra percezione della realtà.
Sebbene siamo tanto radicati a questa cultura senza tempo, i nostri pensieri si articolano sempre meno in dialetto. Ecco che diventa così difficile esprimere con immediatezza pensieri e sentimenti in una forma di dialetto pura, senza espressioni impolverite e ormai inusitate del passato e, tuttavia, senza forme suppletive dalla lingua italiana che possano stonare coi suoni dialettali.
Ho voluto cimentarmi in una traduzione letteraria.
Catullo, più di 2000 anni fa, ha cantato sull’amore totale e assoluto, che dà valore alla nostra esistenza riuscendo a riscattarci dai limiti posti dal tempo. Ed è stata anche la sua poesia a vincere il tempo: i sentimenti espressi nei suoi versi sono senza tramonto, così da poter essere modificabili nella lingua riuscendo ad adattarsi ad ogni contesto culturale.
Al di là di spazio e tempo, l’amore è sempre imperante, e, dove l’argomento è così vivo e sentito, le parole scorrono senza difficoltà…
Ecco che anche il dialetto si risveglia all’amore e si muove con una flessibilità sinuosa, danzando senza impedimenti.


Immacolata Sarnataro

domenica 13 luglio 2008

Ve vulesse regalà

Un giusto tributo ai genitori.

Ve vulesse regalà 'na camminata
'ncopp' a 'na spiaggia bbianca
man' a mano
'e Caraibi
e allera 'na nuttata
di musica e canzon'
spensierata.
Ve vulesse levà trent'anne 'a 'cuollo
e ddà a forza e 'a vuluntà
e 'o desiderio
'e vivere ogni gghiuorno, ogn'ora
ogni minuto, ogni istante
in pieno.
E di conoscere 'o munno tutt' quann'
vulesse ca tenissene 'o piacere
e vedé tanta gente varia
nire, bbianche, indiane
e orientale.
Ma vuje andate avanti
stancamente
e 'i Caraibi nunn'o sapite
manc' addo' stanno,
suppurtate semp' sul' sacrifici
pe' vede' sulamente
'sti figli sistemati.


Immacolata Sarnataro

sabato 12 luglio 2008

Mi presento

Spiego il motivo dell'inserimento della poesia "Quelle pallide domeniche" ad apertura del mio blog: si tratta di una delle poesie più vicine a me indipendentemente dai tempi e dai luoghi.

Dai miei ricordi più lontani, da quando forse ho acquisito una coscienza, ho sempre visto il mondo in una luce particolare, spesso diversa da chi mi circondava. Ho cercato sempre di lasciare un'impronta, pur da silenziosa e riservata. Dall'adolescenza i miei aspetti contraddittori sono emersi, alimentati dalle notti bianche (dormivo il pomeriggio...) tra libri del liceo, sonetti ispirati dai miei amori idealizzati e Radio Marte (una radio napoletana) a farmi compagnia. Costruivo il mio "Imma-sistema", con le mie amiche donzelle, con cui si commentavano le serate in comitiva sul corso Secondigliano, fuori chiesa o in palestra, i comportamenti contraddittori dei molluschi (i ragazzi conosciuti, in cui spesso riponevamo troppe aspettative) e le pulselle (le ragazze che ce li soffiavano, più intraprendenti di noi belle addormentate!). Aleggiava sempre un'aria di attesa, tra i nostri lamenti per i fati avversi, a volte volutamente grotteschi, e le nostre espressioni creative (scritti, giornalini, partecipazioni a programmi in radio...).

Quei tempi sono passati. Le mie amiche si sono ormai quasi tutte "sistemate". Ho interrotto nell'aprile 2006 uno dei miei legami più profondi... non pensate a uomini! si tratta del "legame" con l'università, che mi ha accompagnata per diversi anni (anche fuori corso) in combinazione con diversi lavori e relazioni sentimentali; e allora ho dovuto fermarmi un attimo e guardarmi intorno. Che fare? Continuare a lavorare al negozio di telefonini a Napoli, cercando qualcosa di meglio e di adeguarmi al sistema cercando marito? Oppure cercare di crearmi ancora un nuovo gruppo di "sopravvissuti"?

Ho preferito approfittare dell'occasione. Libera da impegni sentimentali, con la laurea ormai in tasca, ho deciso di prendere anch'io la mia via, ma partendo a vedere il mondo. Qualcosa nei miei programmi però è andato storto: mi sono trovata scaraventata in una vallata ignota tra le Alpi Svizzere... non era proprio quello che mi figuravo nei progetti!

Parlerò in seguito della permanenza a Sion. Ora arrivo al dunque: perché la poesia?

In me alberga ancora qualcosa di quella 16enne inquieta. In tanti anni ho avuto dei periodi di adeguamento al mondo, ma poi mi sono sempre resa conto di essere più "me" quando riuscivo a mantenere la parte che desidera cambiarlo. Spero di mantenere sempre e comunque questa parte inquieta e che anche le amiche non si lascino travolgere completamente da questo sistema che tranquillizza, ma talvolta spegne. Allora ecco la poesia che parla di amicizia, che trova alimento proprio da ideali e passioni. Dedicata naturalmente alle mie amiche storiche.

domenica 6 luglio 2008

Quelle pallide domeniche

Quelle pallide domeniche
Sul Corso
Nella testa
Rimbombante
Un canto di chiesa
Sulle bocche
Risuonanti
Confidenze e sfoghi
Di ancora non vissuto
Di tanto da vedere
Ancora

Ora
Avvinghiate in un sistema
Di ingranaggi
Noi
Anche noi


Ma dimmi Anna
Che riesci ancora
A fermarti
A guardare
Con ironia
Al fato avverso
E ad opporgli
Titanica volontà
O pallida
Speranza.


Immacolata Sarnataro